| La monumentale biografia di Hermann Abert fornisce un quadro affascinante e accurato sia della vita privata di Mozart, attraverso la fitta corrispondenza con parenti e amici, sia dell'evoluzione del suo genio musicale. Questa edizione italiana è a cura di Paolo Gallarati; la traduzione è di Boris Porena e Ida Cappelli.
Il primo volume (La giovinezza 1756-1782) prende in esame gli anni dell'infanzia e della giovinezza: dalle prime composizioni ai tre viaggi in Italia, dai contrasti con i committenti di Salisburgo ai soggiorni a Monaco e Parigi.
Il secondo volume (La maturità 1783-1791) affronta gli anni più fecondi e produttivi di Mozart, quelli del soggiorno a Vienna come musicista indipendente. È la stagione dei grandi concerti per pianoforte e dei capolavori teatrali, oggetto di particolare analisi da parte di Abert, sia dal punto di vista drammatico e musicale, sia da quello delle fonti.
Dalle pagine di questa ampia biografia emerge il ritratto di un artista geniale e innovativo, capace di raccogliere le più diverse tradizioni musicali per forgiare una forma personalissima, destinata a segnare la musica a venire.
L'opera è completata da un vastissimo apparato di indici e catalogazione delle opere.
Hermann Abert (1871-1927) nacque a Stoccarda da una famiglia di musicisti. Si laureò a Berlino e conseguì il dottorato a Halle. In seguito insegnò nelle università di Halle, Lipsia e Berlino. Fu il primo musicologo a essere ammesso, nel 1925, all'Accademia prussiana delle scienze.
Questa la recensione di P. Cresto-Dina su L'indice, n. 4/1995: "Anche a voler seguire l'avvertimento di Stefan Kunze, che ha ravvisato dietro molti dei giudizi di Abert l'indebita assunzione di categorie mutuate dall'estetica wagneriana del 'Musikdrama', non si può sorvolare sul fatto che la prima biografia critica mozartiana, forse proprio in virtù della precisione con la quale riconosceva la propria posizione storica e reagiva a un'immagine ottocentesca e 'apollinea' del compositore salisburghese, ha conservato, a distanza di decenni dalla sua apparizione nel 1919, una densità interpretativa non sempre presente nelle letture che oggi si richiamano alle più qualificate metodologie analitiche. La preoccupazione metodologica, che Abert pure doveva alla propria formazione filologica, non intaccava la consapevolezza della condizionalità storica dell'atto interpretativo. Così, l'affermazione che le biografie dei grandi uomini andrebbero riscritte almeno ogni cinquant'anni, più che a una generica esigenza di completezza documentaria, poteva essere ricondotta alla coscienza del carattere necessariamente relativo di ogni ricostruzione storica o critica. Chi affronti oggi la lettura del testo abertiano non può certo restare indifferente di fronte alla vastità dell'informazione che vi viene convogliata: sulla superficie riflettente dell'Arte mozartiana è l'intera tradizione compositiva del Settecento a essere ridisegnata, in tutta la sua complessità e ricchezza. Il fatto che a una tale intenzione non sia stata sacrificata la fondamentale unità dell'ispirazione costituisce il tratto peculiare della ricerca. |