10) L'ultimo anno
Il 1791 si preannunciò come un anno migliore. Per un concerto tenuto in marzo Mozart terminò la composizione del suo ultimo concerto per pianoforte (KV 595), scrisse numerose danze per la Redoutensaal e compose due nuovi quintetti per archi, uno in Re maggiore (KV 593) e uno in Mi bemolle maggiore (KV 614). In aprile ottenne il posto di assistente senza stipendio dell'anziano Kapellmeister della cattedrale di Santo Stefano, Leopold Hofmann, con l'aspettativa di essere nominato suo successore (ma Hofmann sarebbe vissuto sino al 1793).
Nel 1789 un vecchio amico di Mozart, Emanuel Schikaneder, aveva allestito una compagnia per la messa in scena di Singspiels in un teatro di periferia. Nel 1791 egli incaricò Mozart di musicare un suo libretto intitolato Die Zauberflöte; Mozart vi lavorò nel corso della primavera e fino all'inizio dell'estate. Poi ricevette un'altra commissione, anonima, per la composizione di un Requiem, sotto la condizione che essa dovesse restare segreta. Inoltre, egli fu invitato, probabilmente in luglio, a scrivere un'opera che doveva essere rappresentata in settembre a Praga, durante le festività per l'incoronazione di Leopoldo II. Durante la maggior parte dell'estate e dell'autunno Constanze rimase a Baden per fare delle cure termali; in luglio ella diede alla luce il loro sesto figlio, uno dei due che sopravvissero (Carl Thomas, 1784-1858, e Franz Xaver Wolfgang, 1791-1844). Le lettere di Mozart a lei indirizzate mostrano che da principio egli lavorò a Die Zauberflöte (KV 620), poi si dedicò a comporre in tutta fretta l'opera per Praga, La clemenza di Tito (KV 621), che completò in soli diciotto giorni, anche se probabilmente i recitativi secchi furono scritti dal suo allievo Franz Xaver Süssmayr. L'opera, basata su un vecchio libretto di Pietro Metastasio ripreso e modificato da Caterino Mazzolà, poeta di corte a Dresda, alla prima rappresentazione fu accolta tiepidamente, ma ben presto conquistò il pubblico di Praga e nei decenni successivi divenne una delle composizioni maggiormente ammirate di Mozart.
Verso la metà di settembre Mozart era di ritorno a Vienna: il suo concerto per clarinetto (KV 622) venne terminato il 29 settembre e il giorno successivo si tenne la prima rappresentazione di Die Zauberflöte (KV 620): l'opera divenne rapidamente la più amata delle opere teatrali di Mozart. Schikaneder derivò la sua storia da una raccolta di fiabe di Christoph Martin Wieland, ma si rifece anche ad altre fonti letterarie e probabilmente al pensiero massonico. Dal punto di vista musicale, l'opera si distingue dagli altri Singspiel non solo per l'eccelsa qualità della musica, ma anche per gli ideali che si celano sotto quella che appare come una semplice fiaba per bambini.
Mozart stava già male quando era a Praga, ma a giudicare dalle lettere inviate a Constanze in ottobre egli era di buon umore e, per qualche ragione, più ottimistico sul proprio futuro. Egli compose per la sua loggia una cantata massonica (KV 623), che diresse personalmente nell'esecuzione del 18 novembre. In questo periodo, inoltre, lavorò assiduamente alla composizione del Requiem (KV 626). Alla fine di novembre le sue condizioni di salute si aggravarono e fu costretto a restare a letto: il 5 dicembre 1791, cinque minuti prima dell'una di mattina, Mozart morì. "Febbre miliare acuta" fu la causa di morte secondo i primi accertamenti; in seguito si parlò anche di "febbre reumatico-infiammatoria". Sono state avanzate molte altre ipotesi diagnostiche, alcune plausibili, altre molto fantasiose. Non c'è nessuna prova per sostenere la storia secondo la quale Mozart fu avvelenato da Salieri (un collega e un amico, piuttosto che un accanito rivale) o da qualcun altro. Mozart fu seppellito in una fossa comune, una pratica consueta nella Vienna di allora; il funerale venne seguito da un piccolo gruppo di amici.
Constanze volle che il Requiem, lasciato incompiuto dal marito, venisse completato, visto che il committente aveva promesso un lauto compenso. Questo misterioso committente era il conte von Walsegg-Stuppach, che aveva il vezzo di far passare come proprie composizioni da lui appositamente commissionate sotto il vincolo della segretezza. La partitura incompleta fu affidata dapprima a Joseph Eybler, che però si dimostrò riluttante nel terminare l'opera, e quindi a Franz Xaver Süssmayr, che completò il Requiem basandosi probabilmente su appunti e istruzioni dello stesso Mozart. La grandiosa profondità di quest'opera, con le sue particolari coloriture orchestrali e la nobile scrittura corale, dà un'idea di ciò che Mozart avrebbe potuto scrivere come Kapellmeister presso la cattedrale di Santo Stefano.
Traduzione, con aggiunte e modifiche, della voce "Mozart, Wolfgang Amadeus" in Encyclopædia Britannica.