Mozart

Wolfgang Amadeus Mozart

www.wamozart.it

 
  HomeBiografiaOpereTestiSaggiAuditoriumBibliografia
 

Il segreto del teatro mozartiano

 

di Michael Tanner
 


 
     Poiché l'opera è la sintesi del teatro e della musica, sin da quando il genere è nato si è dibattuto su quale dei due componenti debba essere dominante. In un'opera di successo il testo, l'azione e la musica dovrebbero fondersi armoniosamente: tutti i grandi compositori d'opera raggiungono una loro risposta al problema di realizzare un'unità drammatica convincente.

     Mozart, uno dei pochi compositori d'opera veramente eccelsi, ha molti modi di raggiungere una miscela perfetta. Nei tre grandi lavori composti sul testo scritto da Lorenzo da Ponte - Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte - Mozart lavora su libretti di tale qualità da poter raggiungere un effetto di compenetrazione fra parole e musica di una ricchezza straordinaria. Da Ponte gli regala dei personaggi ben disegnati, con i quali Mozart può veramente dare il meglio: la sua musica conferisce loro una profondità e una pienezza che si ritrovano solo nei grandi romanzi.

     Nel Don Giovanni, per esempio, Donna Elvira entra in scena come una donna abbandonata dopo essere stata sedotta, cosicché nella sua prima aria chiede vendetta ("Gli vo' cavare il cor"). Ma lei non ha cantato che poche battute, che noi comprendiamo quale sia la verità: in realtà lei vorrebbe avere ancora un po' delle attenzioni di Don Giovanni e vorrebbe ancora cadere tra le sue braccia. Che lei sia disperata, si autoinganni e si autocommiseri, che sia isterica e solo apparentemente vendicativa, lo si comprende grazie alla fusione perfetta tra musica e testo: senza che nulla sia detto, tutto ci appare chiaro. E se questo è vero per Donna Elvira, lo è anche per tutti gli altri personaggi delle opere dapontiane.

     Sebbene questi tre lavori siano sotto molti aspetti il vertice raggiunto da Mozart nelle opere liriche, egli ne scrisse almeno altri due che, in modi diversi, sono di pari grandezza. Quello che dimostrano le opere dapontiane è che Mozart fu il maestro dell'ambivalenza, capace come nessun altro compositore (e forse come nessun altro artista) di combinare eleganza e profondità, serietà e intelligenza. Ma sei anni prima de Le nozze di Figaro, egli dimostrò di saper comporre anche un'opera tipicamente tragica, anche se la sua conclusione non era quella della tragedia. Si tratta di Idomeneo, composto nel 1781, quando Mozart aveva ventiquattro anni.

     In quest'opera Mozart riempie di umanità una schiera di personaggi mitologici, che per lungo tempo avevano calcato le scene del teatro lirico come tante figure di cartone. Anche Christoph Gluck si era dimostrato un grande compositore drammatico, ma Mozart va ancora oltre, grazie in parte all'ispirazione del suo librettista Varesco. In questo caso, a differenza delle opere dapontiane, Mozart non lavorò insieme al suo librettista, mantenendo il contatto con lui solo per lettera. La loro corrispondenza mostra che Mozart era alquanto esigente nelle sue richieste: fin dall'inizio egli aveva chiaramente in testa l'idea di come doveva diventare l'opera e insisteva sui dettagli della struttura e della caratterizzazione dei personaggi. In particolare, con il Quartetto del Terzo Atto, nel quale i quattro personaggi principali si incontrano per esprimere le loro sofferenze, Mozart dimostra la sua genialità per le scene d'insieme, gloria suprema delle sue opere successive. Ma in tutta l'opera egli mostra di essere in grado di ritrarre la più ampia varietà di sentimenti. Ancor oggi a Idomeneo non si attribuisce il riconoscimento che meriterebbe.

     Subito dopo aver scritto Idomeneo, Mozart compose un Singspiel - un'opera nella quale le arie cantate sono intervallate a dialoghi parlati - e realizzò un altro capolavoro. Die Entführung aus dem Serail è un lavoro sublime e affascinante, il cui unico demerito è quello di essere celebrato a scapito di Idomeneo.

     Dieci anni più tardi, ormai alla fine della sua vita, Mozart ritornò nel campo dell'opera seria e scrisse La clemenza di Tito. Il successo di Idomeneo non si poteva ripetere per varie ragioni, la più ovvia delle quali è la rigidità del libretto. Si ascolta l'opera per dieci minuti e ci si meraviglia che non sia portata sulle scene; la si ascolta per mezz'ora e si capisce perché.

     Nello stesso periodo Mozart fu occupato soprattutto con la sua opera, un altro Singspiel: Die Zauberflöte. È scritto nel più straordinariamente ibrido degli stili, dalla musica popolare ai sublimi cori religiosi. È inutile discutere se sia o no più grande delle opere dapontiane: senza dubbio conclude degnamente la straordinaria carriera lirica di Mozart e dimostra che per lui l'abilità di comporre in un genere non gli impediva di creare capolavori in un altro genere.

     Se la sua vita fosse stata più lunga, è probabile che un genio innovativo come Mozart avrebbe continuato a scrivere opere comiche in stile italiano, opere tragiche o semi-tragiche e altri esempi di Singspiel. Forse sarebbe anche giunto a scrivere opere nelle quali l'intervento dell'orchestra avviene senza soluzione di continuità. Con Mozart è veramente il caso di dire che ogni cosa sarebbe stata possibile! In un certo senso, i compositori successivi avevano delle buone ragioni per sentirsi sollevati dal fatto che Mozart fosse morto giovane.

 

inizio pagina

 
Sito realizzato da Marco Murara © - Ultima revisione: 20.10.2004    
Statistiche web e counter web